"Il propoli" o "la propoli"?
Il termine propoli (propolis) é di derivazione greca, dove pro sta per "davanti, in difesa" e polis per "cittá", nel caso specifico la cittá delle api, cioé l'arnia.
Conosciuta per il suo impiego per bocca o per applicazione locale, ancora oggi la propoli mantiene inalterate le sue proprietá antimi crobiche che erano giá state sco perte e sfruttate parecchi secoli prima di Cristo. Mentre la dizione femminile deriva da due parole la tine “prò” con significato di “per” e “polis” derivato a sua volta dal ver bo “polire” con significato di “verniciare, lucidare”. La prima interpretazione indica l’uso che ne fanno le api per restringere l’aper tura d’ingresso all’alveare; la secon da ne suggerisce l’impiego per da re la cosiddetta “sanificazione” del le varie parti dell’arnia, in particolare delle pareti interne delle cellette di ovodeposizione. Entrambe le parole traggono dunque origine dalle modalità con cui le api utilizzano la resina ed è possibile usare indifferentemente l’una o l’altra definizione (maschile e femminile).
Da sempre, la sua funzione principale è stata quella di agire come antibiotico naturale, cosa che ritroveremo poi in epoca moderna.
|
|
|
Conosciuta nel mondo greco e romano, veniva utilizzata soprattutto per curare le ferite di guerra.
Aristotele, nel suo «Storia degli animali», ne parla come di un «rimedio per le affezioni della pelle, piaghe e suppurazioni». Viene citata nel «Corpus Hippocraticus» da Ippocrate, il padre della medicina moderna, come apiterapia per la guarigione delle ferite e delle ulcere interne ed esterne. Nel II secolo a.C. Galeno la menziona nei suoi trattati e successivamente anche Avicenna ne esalta le qualità nel «Canone della scienza medica».
L'utilizzo della propoli come medicamento e per impedire processi di putrefazione risale ad epoche molto antiche.
La prima testimonianza certa risale all'antico Egitto dove venne utiliz zata dai sacerdoti, allora detentori della medicina, non solo quale ot timo rimedio curativo, ma per la conservazione delle spoglie dei fa raoni, giustificando cosí le spiccate doti conservative di questo prezio so rimedio naturale.
La sua tradizione d'uso fu poi portata in Grecia e di lí a Roma (i soldati ne ricevevano una piccola dotazione per disinfettare eventuali ferite sul campo di guerra).
In particolare il celebre naturalista Plinio scrisse sulla propoli in modo esteso ed articolato su base di materiale scientifico e clinico nel la sua "Naturalis Historia", sulla ba se anche di quanto Aristotele osser vó relativamente all'utilitá della pro poli quale rimedio efficace per la cura di alcune affezioni della pelle.
Galeno, nel secondo secolo avanti Cristo, raccomandava l'uso della propoli per curare i guerrieri feriti dalle frecce nemiche, e inoltre per le infezioni e la febbre.
Più ci avviciniamo all’era moderna e più riscontriamo il grande successo di questo rimedio; cominciano così a nascere i primi trattati che citano più precisamente le attività della propoli
|